Biomimetica nel design computazionale: la strada verso un futuro migliore

Gli esseri viventi si sono evoluti nel corso della loro esistenza al solo scopo di sopravvivere e riprodursi. Grazie a questo, siamo diventati il “gene egoista” descritto da Darwin e quando abbiamo bisogno di soluzioni a cambiamenti drastici per affrontare le crisi che si verificano nel pianeta, possiamo sempre affidarci e scommettere sulla natura.

Cos’è la biomimetica?

La biomimetica è lo studio della natura con lo scopo di imitarne il funzionamento, a cui oggi ci si affida per trovare risposte innovative ai problemi attuali, in modo sostenibile. La natura ha avuto milioni di anni per perfezionarci, e analizzare comportamenti, materiali, processi meccanici o organizzativi di un elemento presente in natura ci garantisce l’acquisizione di conoscenze e la sperimentazione di strategie e metodi ottimizzati per possibili applicazioni.

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Il vantaggio di sfruttare i principi biomimetici è che, grazie all’impiego di materiali che imitano i processi naturali, i prodotti realizzati saranno resilienti, potendo contribuire alla salvaguardia dell’ambiente e degli esseri che lo abitano. L’utilizzo per i prodotti di architettura risale già a diversi anni addietro, ie ciò ha permesso un migliore utilizzo delle risorse, un maggiore resistenza agli agenti atmosferici, un’implementazione delle performances dei materiali e un basso impatto ambientale.

Il potenziale sfruttamento in ambito tecnologico è enorme e le possibilità sono infinite, perché quando si parla di natura, gli elementi la cui imitazione puo’ portare vantaggi non mancano. In generale, è possibile trarre ispirazione da queste 3 aree:

  • Sostanze chimiche naturali

Molte piante e animali producono diverse sostanze che possono essere di interesse per la creazione di prodotti innovativi. Veleni, colle e sostanze anticongelanti, ad esempio, possono essere generati naturalmente dall’organismo di alcuni animali e piante e la loro analisi ci permette di applicarli nell’ambito della tecnologia medica o tessile per migliorare i nostri prodotti. Polimeri sintetici per imitare molecole antigelo e le super colle lavabili o utilizzabili all’infinito sono alcune delle sperimentazioni attualmente in corso.

  • Anatomia e tessuti

La maggior parte dei mezzi di trasporto è ispirata agli animali, e il processo di imitazione sta investendo molti ambiti, soprattutto quello medico. Si stanno progettando protesi come bracci robotici o apparecchi acustici, nonché tessuti ispirati agli animali come le ragnatele.

  • Organizzazione

L’organizzazione in natura è una parte molto importante, per alcuni animali è la caratteristica primaria di sopravvivenza. Le formiche e le api hanno una gerarchia e un’organizzazione invidiabili, il cui meccanismo viene imitato per la realizzazione di microbot volanti sincronizzati.

Puo’ essere interessante anche analizzare il comportamento di questi insetti a fini sociali, ad esempio per migliorare gli spazi di lavoro.

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Applicazione computazionale

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L’avvento dei processi informatizzati ha cambiato il modo di vivere a livello globale e lo studio della biomimetica nell’area meccanica e architettonica ha iniziato a migrare verso l’area della robotica. Il boom delle sperimentazioni in questo campo ha spinto le ricerche verso le strategie di simulazione del cervello umano, anche siamo ancora lontani dal raggiungere questo obiettivo. Ciononostante, è innegabile che siano stati fatti grandi progressi nel campo della medicina, ad esempio nell’ambito delle nanotecnologie, come in alcuni casi illustrati di seguito.

Reti neurali

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I neuroni sono le cellule incaricate di trasportare le informazioni, interpretarle e produrre reazioni; sembra semplice, ma ciò significa che sono responsabili del rilascio di ormoni, dell’invio di segnali di dolore e di milioni di altre funzioni all’interno del corpo umano.

Le nostre esperienze modificano le sinapsi (le connessioni fra neuroni) e queste alterazioni permanenti sono responsabili della memoria. In pratica, quando accade qualcosa che in futuro ricorderemo, si genera nel cervello un segnale elettrico che provoca variazioni chimiche e strutturali dei neuroni. Le reti neurali artificiali cercano di imitare questo funzionamento per creare un’intelligenza artificiale che utilizzi i dati come un cervello umano.

I neuroni artificiali sono piccoli moduli software chiamati nodi, integrati in un programma o algoritmo che alla fine diventerà la rete neurale. Attualmente sono utilizzati in molti ambiti: nella diagnostica medica, per l’analisi di immagini e studi, nonché nell’identificazione di sostanze chimiche e nella previsione finanziaria. Il potere delle reti neurali sta nel fatto che possono:

–          Analizzare e trarre conclusioni generalizzate.

–          Scoprire modelli nascosti di dati non elaborati e rivelare relazioni.

–          Essere implementati in base all’utilizzo dell’utente.

–          Elaborare e modellare dati altamente complessi.

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 Algoritmi genetici

Sulla base ella teoria dell’evoluzione di Darwin, secondo cui sopravvive chi si adatta meglio, l’algoritmo genetico cerca la soluzione ottimale a un problema, attraverso meccanismi biologici. Genera in modo casuale tutte le possibili soluzioni riguardo a un determinato problema e poi sceglie quella che meglio si adatta a quel problema. Si tratta di un’opzione eccellente per prendere decisioni efficienti e può essere utilizzata per migliorare le prestazioni delle reti neurali. Gli algoritmi genetici rientrano nello studio dell’intelligenza artificiale e più in particolare nella branca della computazione evolutiva, vengono studiati e sviluppati all’interno del campo dell’intelligenza artificiale. Per fare un esempio, quando si utilizza una mappa online, l’algoritmo ha un numero infinito di percorsi che si possono seguire, ma sceglierà la via più breve o più veloce. In ogni caso, prenderà sempre la decisione più efficiente in base a ciò che viene richiesto.

Vita artificiale

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Queste tecnologie perseguono l’ideale della vita artificiale, con la prospettiva della costruzione di robot con l’abilità di ragionare, sostituire e svolgere i lavori che l’uomo non vuole o non può fare. Inoltre, cercano di migliorare la vita degli esseri umani attraverso protesi robotiche che agiscono con la precisione e la velocità che solo i neuroni possono offrire. Un ambito di utilizzo è quello della donazione degli organi. Non esistono limiti nel pensare quali obiettivi si potrebbero raggiungere anche al livello di prevenzione o guarigione di particolari tipi di malattie.

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Lo sfruttamento della biomimetica nell’ambito del design computazionale sta entrando nell’ambito ingegneristico, dando vita a dispositivi, concetti e metodi computazionali che competono con quelli più tradizionali, già consolidati. Siamo ancora nella punta dell’iceberg, ma imitando la natura e sfruttando le scienze tecnologiche, stiamo assistendo a cambiamenti importanti nella vita quotidiana. Le ricerche vanno avanti per migliorare la vita dell’uomo, affrontano le questioni della contemporaneità cercando di interpretare i bisogni del futuro. Attraverso le reti neurali probabilmente sarà possibile sperimentare tecniche per il controllo del cambiamento climatico o dispositivi per contrastare malattie oggi incurabili.

Sull’autrice

Maitén Ailén Milicich

Membro del team di Habitium.it e di Materialesdefabrica.com

 

 

 

Biomimetica: la natura come fonte di ispirazione per l’architettura

Per affrontare il riscaldamento globale, che non fa che aggravare la crisi climatica, si stanno facendo nuovi tentativi per contrastare il fatidico scenario in cui viviamo. Oggi si stima che gli edifici sono responsabili di circa il 40% del consumo energetico in Europa. D’altro canto,  il settore edilizio in continua espansione rende questo dato ancora più allarmante. Inoltre, i materiali utilizzati per le costruzioni spesso non sono sostenibili, aggravando ulteriormente la situazione.

Per questo motivo, l’architettura è sempre alla ricerca attiva di nuove alternative nel campo edile, più rispettose della natura e in grado di coesistere con essa. Tenendo conto di uno scenario globale in cui le persone trascorrono sempre più tempo confinate nelle loro case, sia per lavoro che per il lockdown, diventa di vitale importanza avere una ambiente salutare in cui vivere, ma soprattutto in armonia con la natura.

Una delle tante opzioni per raggiungere questo obiettivo è rappresentata dai progetti ispirati alla biomimetica e alla biofilia. Sebbene non sia l’oggetto di questo post differenziare questi due concetti, per maggiore chiarezza possiamo affermare in generale che con la biomimetica, in architettura e nel design i progetti imitano la natura, mentre con la biofilia si cerca di integrare la natura negli oggetti di design

In questo articolo introdurremo il concetto di architettura biomimetica e come questa possa portare a una costruzione più sostenibile, basando la sua tecnologia sul comportamento e sui meccanismi degli elementi presenti in natura, ottenendo così una maggiore efficienza energetica e l’uso di materiali meno dannosi per l’ambiente e per la salute delle persone che lo abitano.

Che cos’è la biomimetica?

La biomimetica, come suggerisce il nome, è un processo interdisciplinare creativo tra la biologia e la tecnologia, in cui i materiali cercano di imitare gli elementi naturale, non solo nei disegni e nelle forme, ma anche nei suoi processi, meccanismi e strategie di provata efficienza.

Si tratta di cercare e trovare in natura  delle soluzioni innovative alle questioni costruttive attuali e di realizzare edifici sostenibili e funzionali in armonia con la natura. Queste soluzioni possono riguardare il consumo energetico, i materiali utilizzati nella struttura, le forme dell’edificio, il suo rapporto con l’ambiente e l’uso passivo delle risorse energetiche.

Non si tratta di cercare una copia esatta degli elementi presenti in natura, ma prendere a modello e trarre spunti per sfruttarne le funzioni, implementandole in tecnologie innovative utili all’architettura contemporanea e futura.

Fonte: Unsplash.com

Come sfruttare la biomimetica per ottenere un’architettura sostenibile

Per poter illustrare questa tecnica o scienza, vedremo alcuni esempi di come si può applicare la biomimetica nell’architettura moderna.

Imitare la natura

È importante guardare da vicino e ispirarsi alla natura, alle sue forme e ai suoi processi di ottimizzazione ed evoluzione, per trovare idee per ridurre al minimo il consumo di risorse. Modellare gli edifici su elementi naturali, imitare i comportamenti meccanici della natura, osservare ad esempio i movimenti del sole, o i sistemi di ventilazione che sfruttano risorse naturali, sono solo alcuni esempi di ciò che è possibile fare, minimizzando l’utilizzo di impianti tradizionali.

Sulla base di questa osservazione, gli edifici possono essere costruiti con elementi le cui funzioni sono state studiate e che possono contribuire a realizzare un’edilizia sostenibile. Un esempio è la costruzione di facciate dinamiche, che cambiano a seconda del tempo e del periodo dell’anno per ridurre il consumo energetico.

Ad esempio, le Al Bahar Towers di Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti, costruite dallo studio Aedas. Queste torri sono dotate di 2.000 elementi in vetro simili a persiane che si aprono e si chiudono in base all’intensità della luce solare, riducendo il calore generato dal sole senza bisogno di ventilazione meccanica.

Fonte: https://www.ahr.co.uk/Al-Bahr-Towers

La Qatar Sprouts Tower a forma di cactus, situata in Qatar, progettata da Aesthetics Architects, è un edificio che imita il rapporto tra i cactus e l’ambiente circostante. L’involucro presenta finestre che si aprono e si chiudono in base all’impatto del sole e utilizza un sistema di traspirazione notturna. Inoltre, ha una cupola adiacente che tratta in modo efficiente le acque reflue e una volta ove sono poste piante che trasformano la CO2 in ossigeno.

Fonte: https://www.aesarchitects.com/work-detail/72

Un altro esempio noto è l’Eastgate Center, che consiste in un centro commerciale e uffici ubicati ad Harare, in Zimbabwe, costruito dall’architetto Michael Pearce, che si è ispirato alle costruzioni delle termiti e alla loro efficienza nel regolare la temperatura in climi estremi. L’edificio è stato progettato per essere climatizzato e ventilato in modo naturale, facendo entrare l’aria dai piani terra e facendola fuoriuscire dai camini. È stato uno dei primi edifici a ottenere una circolazione dell’aria così efficiente.

Fonte: https://www.mickpearce.com/Eastgate.html

Chiaramente, ci sono molti edifici oggi in cui l’osservazione della natura sta alla base dello studio per una progettazione più efficiente, dal punto di vista energetico e dell’inquinamento.

Materiali

Anche lo studio sui materiali che persegue l’obiettivo di tecnologie più sostenibili, sia per l’ambiente che per gli abitanti, rappresenta una premessa di grande importanza e la natura ha molto da offrire in questo campo. Per wuanto riguarda l’isolamento delle costruzioni, vengono sfruttati materiali naturali che non richiedono una lavorazione industriale ad alta intensità energetica: esempi sono la canapa, il lino e la soia.

I mattoni che catturano la CO2 dall’aria sono un altro dei gioielli della natura che la tecnologia sta sfruttando. Questi mattoni sono stati progettati in Giappone per migliorare la resistenza sismica degli edifici e sono più resistenti del 250% rispetto al cemento.  Sono additivati con iniezioni di silicio e CO2, che aiutano a ridurre i livelli di questo gas nell’aria.

Fonte: Freepik

Conclusioni

La crescente crisi ambientale non fa altro che spingere i professionisti a cercare nuove tecnologie per ottenere il comfort senza danneggiare l’ambiente, come è stato fatto negli ultimi decenni.

Quale modo migliore per trovare ispirazione e idee se non quello di guardare alla natura stessa, che per miliardi di anni ha funzionato senza estinguersi, mutando ed evolvendosi per adattarsi a condizioni diverse, evitando il caos?

Grazie allo studio e all’implementazione di tecnologie avanzate, anche la produzione di rifiuti può essere notevolmente ridotta e persino eliminata. Inoltre, è possibile ottenere una maggiore efficienza energetica e un’ottimizzazione dei materiali, in quanto si possono utilizzare materiali più funzionali e durevoli. Materiali con un ciclo di vita che non ha un impatto violento sull’ambiente, dall’estrazione e lavorazione delle materie prime, alla produzione, trasporto e distribuzione del prodotto, al suo uso, riuso e manutenzione, fino al riciclo e alla ricollocazione.

Sull’autrice

Luciana Sánchez

Membro del team di Habitium.it e di Materialesdefabrica.com

Architettura BIM e vantaggi nella progettazione del futuro

Fonte: Habitium

Quando pensiamo al futuro, pensiamo anche alla collaborazione e alla partecipazione.

In un mondo sempre più virtuale, è essenziale essere connessi per evitare conflitti e migliorare la nostra produttività.

Perché insieme siamo di più, l’architettura BIM sta guadagnando terreno per posizionarsi come il miglior modello architettonico finora sviluppato, facilitando la gestione dei progetti di costruzione.

Cos’è l’architettura BIM?

Con il termine “Architettura BIM” ci riferiamo a un metodo collaborativo applicato al settore delle costruzioni.  BIM sta per “Building Information Modelling” e riguarda la modellazione digitale di un progetto architettonico, con la partecipazione di tutti gli agenti coinvolti nel processo, che sono principalmente: architetti, operai edili, progettisti, tecnici, ingegneri e investitori.

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L’obiettivo è quello di lavorare su un’unica simulazione digitale integrata e condivisa che fornisce una visione globale dell’intero progetto in ciascuna delle fasi che attraverserà e i diversi professionisti coinvolti potranno accedere allo stesso modello in tempo reale, dove potranno fornire un feedback sulla loro fase.

Un’altra caratteristica chiave di questa metodologia è che la relazione che vi è tra ogni fase dipende dalle altre fasi, quindi qualsiasi modifica influenzerà ciascuna di esse in tempo reale. Questo ci permette di avere un quadro sempre aggiornato della situazione.

Vale anche la pena notare che non solo gli attori diretti del progetto saranno coinvolti, ma anche le informazioni sui materiali necessari per realizzare il progetto, i budget e i contatti con i fornitori possono essere aggiunti al modello virtuale.

In che modo l’architettura BIM differisce dall’architettura tradizionale?

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Principalmente, possiamo evidenziare che l’architettura BIM non è un software di progettazione o modellazione, ma è una metodologia di lavoro collaborativo, che può utilizzare software come ArchiCAD® o Revit® per la modellazione di progetti condivisi.

La differenza principale è che ArchiCAD® o Revit® sono solo software di progettazione, mentre il BIM include altri fattori come budget, responsabilità e fattori esterni che non sarebbe possibile includere e considerare con un solo software.

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Architettura BIM o architettura tradizionale?

Ci sono molti vantaggi da considerare quando si pensa all’architettura BIM, alcuni li condivideremo qui di seguito:

  • Organizzazione e connettività. Non possiamo dubitare che un metodo collaborativo complesso, aggiornato in tempo reale, porterà al nostro progetto una maggiore organizzazione, che si tradurrà in una minore probabilità di commettere errori per il fatto che implica una maggiore comunicazione tra gli agenti partecipanti.
  • Miglioramento della produttività. Avendo una minore probabilità di errore, ci sarà meno tempo sprecato e una maggiore produttività come risultato.
  • Minimizzazione dei conflitti. Il miglioramento dei processi di comunicazione e di integrazione genererà una maggiore chiarezza negli obiettivi del progetto e, di conseguenza, meno conflitti sulla via della sua realizzazione. Per esempio, si eviteranno perdite di informazioni o malintesi.
  • Visione globale e condivisa del disegno del progetto. Ogni partecipante ha accesso al progetto e può eseguire modifiche o aggiungere informazioni corrispondenti alla sua fase, il che faciliterà il processo di integrazione.
  • Coerenza delle informazioni. Poiché ogni fase del progetto è collegata,     qualsiasi modifica apportata influenzerà ogni fase del progetto, mantenendo la coerenza nella visione globale del progetto.

Conclusioni e il futuro dell’architettura BIM

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Considerando che questa metodologia riduce i costi, minimizza gli errori e, di conseguenza, migliora la produttività e la fiducia nel modello, è abbastanza chiaro che la sua implementazione sta crescendo e continuerà a crescere in tutto il mondo, rendendola un possibile requisito per il futuro.

Inoltre, questa metodologia, progettata sulla base della cooperazione, permetterà di prendere decisioni più facili grazie alla maggiore quantità di informazioni disponibili.

La personalizzazione del metodo e la possibilità di aggiungere ogni informazione utile lo renderanno perfetto per ottimizzare l’intero processo in tutte le sue fasi.

 

Sull’autrice

Luciana Sánchez

Membro del team di Habitium.it e di Materialesdefabrica.com

Progetto “Prospettive di Architettura Resiliente”

Visionario e particolarmente attuale è il tema  del progetto Prospettive di Architettura Resiliente, promosso dall’Istituto Italiano di Cultura di Melbourne, a cura dell’architetto ricercatore Santina Di Salvo, che prevede il coinvolgimento di professionisti e ricercatori italiani, autorevoli e attivi nel panorama nazionale e internazionale.

L’esplosione della pandemia di Covid-19 e i problemi ad essa connessi, come l’interruzione degli spostamenti tra i luoghi, la necessità di osservare il distanziamento fisico tra gli individui, il rallentamento delle attività di lavoro svolte fino a un anno fa a livello globale, hanno amplificato le osservazioni sull’Architettura contemporanea e sollevato nuove questioni cruciali sulla sua evoluzione. Come si sta trasformando la città? Siamo in grado di costruire per il prossimo futuro un’Architettura che sia in grado di adattarsi ai nuovi equilibri che le questioni attuali ci impongono? È possibile ridurre notevolmente il consumo di energia? Cosa vuol dire essere sostenibile e resiliente? Come riorganizzare gli spazi?

Attraverso una serie di sei documentari, interconnessi da un fil rouge che percorre il racconto, saremo condotti in un viaggio emozionale che ci spingerà verso la conoscenza di un’Architettura che diventa flessibile, che si piega e si adatta al clima e agli eventi catastrofici.

Architetti e Ricercatori coinvolti

A partire dalle visioni di Giovanni Podestà, Partner e Project manager dello Studio degli Architetti Massimiliano e Doriana Fuksas a quelle di Michele Pasca Di Magliano, Director presso Zaha-Hadid Architects, dalla rivoluzione verde e la facciata vivente di Stefano Boeri alle ricerche attuali e attivissime sui materiali innovativi di Carla Langella della UniCampania e di Consuelo Nava e Martino Milardi della Università Mediterranea di Reggio Calabria, alle Comunità Resilienti di Alessandro Melis alla Biennale di Architettura di Venezia, gli utenti entreranno nell’essenza di materiali che imitano e rispettano la natura.

 

Materiali ed edifici che perdono l’equilibrio per ritrovarne uno nuovo

Ci immergeremo in una riflessione olistica sui nuovi modi del fare Architettura, portando il futuro a oggi, affrontando in maniera concreta i problemi attuali di ecosostenibilità e vivibilità degli spazi.

I progetti e le ricerche contemporanee proposte durante i sei incontri rappresentano un canale di dialogo per gli studiosi dell’Architettura, del Design e dell’Urbanistica, al fine di stimolare il pensiero critico per lo sviluppo del talento e l’approfondimento di idee creative e innovative per una progettazione resiliente e dirompente.

Le riprese sono iniziate il 30 settembre 2021 e si concluderanno  il 30 dicembre 2021. Seguirà il calendario della presentazione dei documentari al pubblico.

PROGRAMMA

Gli studi sui materiali con i quali gli edifici sono costruiti, il concetto di città,  il modo di vivere gli edifici sono oggetto di continue ricerche dirette all’individuazione di un’Architettura innovativa che per il prossimo futuro sia in grado di sostenersi da sola, di ridurre notevolmente il consumo di energia, di essere insomma sostenibile e resiliente.

A tal fine, il progetto Prospettive di Architettura Resiliente promuove la conoscenza di progetti di Architettura e ricerca contemporanea, fornendo informazioni sullo best practices e lo sviluppo delle idee più attuali di architetti e ricercatori autorevoli italiani e il loro contributo all’Architettura Resiliente del futuro.

Professionisti Architetti, Professori e Ricercatori Universitari

Curatore: Santina Di Salvo, Architetto PhD,  Ricercatore esperto di materiali bioispirati. Cultore di laboratorio di Progettazione esecutiva dell’architettura al Dipartimento di Architettura di Palermo

Giovanni Podestà dello Studio di Architettura Fuksas, con sede a Roma, Parigi, Shenzhen, Dubai.

Michele Pasca Di Magliano, Architetto Direttore presso Zaha-Hadid Architects.

Stefano Boeri Architetti con sede a Milano, Shanghai, Tirana.

Carla Langella, Architetto Professore Associato alla Università Luigi Vanvitelli.

Consuelo Nava, Architetto Ricercatore all’Università Mediterranea di Reggio Calabria; Martino Milardi, Architetto Professore Associato, Responsabile TCLAb all’Università Mediterranea di Reggio Calabria.

Alessandro Melis, Architetto Professore Ordinario a Portsmouth.

1. La Teoria del Caos

Studio Fuksas Architetti: Ripartiamo! Resilienza post pandemia e nuove possibili riconnessioni.

Presentazione e proiezione del documentario-contributo su Ripensare il concetto stesso dell’abitare, reintegrando i tre spazi del vivere quotidiano dell’uomo che l’Illuminismo e la Rivoluzione Industriale hanno scisso: il luogo dove si abita, quello dove si lavora e quello del tempo libero. Unire le tre funzioni, in una sorta di Nuovo Umanesimo.

A partire dalle considerazioni e dalle riflessioni sollevate dalla pandemia di Covid-19, Giovanni Podestà racconta come sia necessario, ora più che mai, rivoluzionare il concetto stesso del vivere in un luogo. Il loro è un ripensamento dell’Architettura nel contesto urbano contemporaneo dove abitare, lavorare, passare del tempo libero in maggiore sicurezza, considerando anche il caso di eventi che potrebbero essere non più eccezionali come le pandemie. Secondo la visione innovativa dell’Architettura dei Fuksas, è necessario ripensare gli edifici prevedendo spazi comuni condivisi, come piani liberi e flessibili che possano anche trasformarsi, qualora fosse necessario, in luogo di primo soccorso e di isolamento.

2. Architettura sostenibile per il futuro

Michele Pasca Di Magliano: Ripartire vuol dire Adattarsi: progettare per esigenze in evoluzione.

Presentazione e proiezione del contributo su Passioni e visioni di Architettura del futuro attraverso l’impatto tecnico e formale della tecnologia e dei fenomeni culturali globali.

Ripartire dalla pandemia significa anche trovare un modo di adattarsi ai nuovi e imprevedibili eventi, alcuni già conosciuti, come gli effetti del cambiamento climatico. L’Architetto Michele Pasca Di Magliano, Direttore presso Zaha Hadid Architects, ci racconta un modo rivoluzionario del fare Architettura spiegandoci l’evoluzione della progettazione parametrica. Partendo dalle numerose esperienze in Italia dello studio la progettazione parametrica ha permesso una continua trasformazione e adattamento per rispondere a progetti di scala e complessità sempre crescente. Il concetto di frammentazione e l’idea di astrazione ed esplosione, de-costruendo le idee della ripetitività e della produzione di massa,  permette di ridurre l’Architettura ai suoi elementi essenziali puri, che vengono integrati alla topografia naturale mediante sistemi artificiali molto complessi, studiati a partire dall’applicazione delle più avanzate tecnologie costruttive, allo scopo di comporre nuovi paesaggi urbani. Un modo di “piegarsi” senza rinunciare alle ambizioni funzionali di un luogo o di un oggetto di design.

3. Attorno al bosco

Stefano Boeri Architetti: L’edificio resiliente è verde: il bosco verticale e la forestazione urbana.

Presentazione e proiezione del contributo sulla rivoluzione green.

È possibile realizzare un edificio che si muove e che respira, esattamente come un organismo vivente. Sulle tematiche di facciata vivente e riforestazione urbana lavora lo studio di Architettura di Stefano Boeri. Secondo la sua visione, l’edificio resiliente è bio e respira. La realizzazione di questa visione è l’iconico Bosco Verticale a Milano, esempio di sviluppo urbano virtuoso ed esportabile. Un progetto che, attraverso la densificazione verticale del verde, si propone di incrementare la biodiversità vegetale e animale dentro il cuore di una metropoli, riducendo l’espansione urbana e contribuendo anche alla mitigazione del microclima.

4. La resilienza del progetto bioispirato: dalla cura per il design al design della cura

Carla Langella: Come possiamo adattarci bene se non ci avviciniamo alla natura? E se guardassimo indietro per andare avanti?

Presentazione e proiezione del contributo sulle opportunità del progetto integrato con la biologia. Dalle riflessioni scaturite dagli interventi precedenti sorge una domanda: come possiamo adattarci bene e far sì che un edificio si comporti cme un organismo vivente se non ci avviciniamo in modo diverso alla natura, senza pensare di governarla a tutti i costi?

Questa domanda ci pone delle riflessioni su questioni come il trasferimento di funzionalità, la costruzione di analogie tra le domande progettuali e le risposte della natura a esigenze del vivere, come quelle di adattamento. Carla Langella ci spiega che per fare design biospirato è necessario conoscere a fondo i principi, le logiche e le strutture della natura, per trasferirle al prodotto. Ma la Natura ha elaborato in milioni di anni soluzioni a problemi specifici cui l’Architettura può ispirarsi per risolvere i medesimi problemi. Così l’edificio Resiliente è il frutto di un progetto bioispirato, a partire dallo studio dei materiali che vanno a comporlo. Le opportunità che la Natura offre per l’elaborazione del progetto integrato con la biologia sono moltissime, ma non si tratta di copiarne le forme, bensì di capirne il meccanismo

5. La ricerca resiliente

Consuelo Nava e Martino Milardi: Approcci bioclimatici nella progettazione urbana e degli edifici.

Presentazione e proiezione dei contributi su ricerche all’avanguardia all’Università Mediterranea di Reggio Calabria dove, dal paradigma ecologico alle sperimentazioni progettuali della transizione, fermentano soluzioni per il progetto architettonico sostenibile.

Consuelo Nava presenta la ricerca S2 Home, modulo abitativo “off-site” e “off-shore”: il progetto “double safety home” persegue un doppio livello di sicurezza, sismica e sociale/ambientale, con un S2Home, modulo abitativo che risponde a requisiti di autonomia energetica e prefabbricazione evoluta. Martino Milardi presenta il Building Future Lab: il laboratorio già operativo presso l’Ateneo di Reggio Calabria, rappresenta un caso unico nel panorama internazionale, un riferimento scientifico e tecnologico di eccellenza nel settore delle costruzioni e si candida ad essere un grande attrattore scientifico e tecnologico che si avvale di una fitta rete di partners e presenta punti di forza evidenti, per il settore ambiente e i rischi naturali connessi.

Il Padiglione delle Possibilità

Alessandro Melis: Una visione d’insieme.

Presentazione e proiezione del contributo sulla mostra-laboratorio delle Comunità Resilienti, temi e progetti di ricerca, e sugli aspetti rilevanti della crisi ambientale. Il contributo rappresenta una riflessione sulle urgenze dell’Architettura e suggerisce prospettive future per le periferie delle città ed opportunità per la ridefinizione del ruolo strategico e multidisciplinare dell’Architettura.

La resilienza è un concetto radicale ma dobbiamo darne una visione d’insieme. La visione che ci forniscono le Comunità Resilienti di Alessandro Melis. L’Architetto Melis quest’anno cura il padiglione Italia 2021 alla Mostra Internazionale di Architettura alla Biennale di Venezia. Il Padiglione, detto il “Padiglione delle Possibilità”, è un contenitore che si articola in una mostra-laboratorio fra elementi formativi ed esperimenti di ricerca. Infatti sono esposti tutti i prodotti di ricerca per un’Architettura davvero sostenibile, che guarda avanti e che propone processi e progetti innovativi per affrontare e uscire dalla crisi – ambientale, climatica, pandemica – mettendo in evidenza due aspetti rilevanti del nuovo modo di fare Architettura: la questione sociale e le conseguenze sulla salute.

 

La progettazione computazionale per le facciate adattive

Alcune delle moderne sperimentazioni e studi per l’architettura parametrica ci mostrano il livello del potenziale sviluppo delle facciate adattive smart, grazie al design computazionale. Attraverso questo approccio, è possibile tradurre in architettura l’aspetto della multifunzionalità presente in natura. L’architettura contemporanea parametrica trae ispirazione dai diversi livelli di organizzazione biologica e reticolare di alcuni organismi cellulari e dei sistemi presenti in natura. Le soluzioni e le funzioni proposte in natura, ed elaborate nel corso di milioni di anni, possono aiutare a realizzare un’unica struttura gerarchica a più livelli, in grado di affrontare e risolvere i problemi di adattamento climatico ed energetico di un edificio, con l’obiettivo di realizzare una casa resiliente. Leggi tutto “La progettazione computazionale per le facciate adattive”